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ANELLO 1 - SENTIERO DEI FOLLETTI: LE PIANTE MEDICINALI
Le piante medicinali (ortica, millefoglio, angelica, malva, biancospino, orniello, assenzio selvatico, bugola, tiglio, iberico, frassino, finestrino, pervinca, tossilaggine, equiseto, timo, ginepro, erba cimicia, frangola, celidonia, canapa acquatica)
Itinerario: Subit-Za Uorh-Cancellier-Subit
Tempo di percorrenza: 1 ora e 40 minuti
Dislivello: 180 metri
Grado di difficoltà: facile
Da via E. D'Attimis, saliamo a sinistra la traccia che nel primo tratto è comune all'anello 2. Lasciato il paese e superata la strada asfaltata, imbocchiamo il sentiero vero e proprio, caratterizzato nella nella prima parte da zone che erano coltivate fino a non molti anni fa e ora sono in fase di rinaturalizzazione. Sulla destra sono visibili terrazzamenti sostenuti da muri a secco che presentano alcune pietre di enormedimensione; per essere collocati ad arte, questi massi ciclopici hanno richiesto la manodopera di numerosi uomini del luogo, grandi maestri in questo campo. Dopo una decina di minuti, al termine di una breve scalinata nella roccia, giungiamo ad un bivio. Svoltando a sinistra inizia l'anello 2, mentre proseguendo a destra s'imbocca l'antica "via delle vacche". Il nome (in origine "craje pot") deriva dal fatto che l'ampio tracciato era un tempo utilizzo per condurre il bestiame sulle distese prative dello Jof di Cergneu e nei limitrofi prati di S. Anna per la monticazione estiva. Ora il paesaggio è drasticamente cambiato e alle distese prative si è naturalmente avvicendato un bel bosco ad alto fusto di frassini maggiori e aceri montani.
Il percorso prosegue pianeggiante, conducendoci all'incrocio di una pista forestale in prossimità dell'ampia zona prativa di Za Uorh. In questo punto è d'obbligo risalire il versante erboso per qualche decina di metri, raggiungendo un punto molto panoramico.
Da sud a est scorgiamo i vicini monte Joanaz e Matajur; più lontani l'inconfondibilemonte Nero, con a sinistra la vetta di Triglav (m. 2864); la più alta cima delle Alpi Giulie. Scendendo lungo la pista forestale per circa mezzo chilometro ed imboccandonuovamente il sentiero poco prima del bivio per Canebola-Prossenicco, proseguiamo nelbosco, attraversando l'asfalto in prossimità della sorgente Brusniza. L'acqua potabile che sgorga tutto l'anno dalla roccia ci invita ad una piccola sosta per dissetarci. Riprendiamo la marcia in discesa attraversando boschi che in estate regalano ombra e frescura fino a giungere ad una nuova pista forestale. Tenendo la destra ci dirigiamo verso Cancellier, la borgata bassa di Subit, anch'essa completamente distrutta e ricostruita in seguito al terremoto. Dopo aver attraversato un primo ruscello, giungiamo in vista di un'abitazione abbandonata, l'unica superstite del sisma del 1976, che conserva la tipologia rurale del luogo.
La colonna e le scale esterne in pietra piacentina ci svelano la grande abilità degli scalpellini locali nel modellarequesto prezioso materiale da costruzione. Riprendiamo a salire dopo aver attraversato un ponticello su un pittoresco rigagnolo ricco di cascatelle.
rientriamo nel bosco fitto e dopo aver raggiunto un tornante della strada per Subit, ci rituffiamo nella selva, alienati dal rumore dell'acqua del ruscello, che un tempo alimentava il mulino. A destra è visibile la chiusa in pietra utilizzata per creare l'invaso artificiale, il flusso delle cui acque foreniva motrice al mulino. Le pietre squadratesono mirabilmente accostate e meritano uni sguardo da vicino. Di fronte a noi, qualche metro più in alto, le prime abitazioni di Subit. Siamo arrivati dopo un'ora e mezza di full-immersion nella natura e nell'aria pura.
ANELLO 2 - SENTIERO DELLA STREGA: LE PIANTE TOSSICHE
Le piante tossiche (luparia, gigaro, clematide, colchio d'autunno, mughetto, ciclamino, mezero, berretto da prete, bucaneve, edera, ellboro, fegatella, maggiociondolo, ligustro, mercorella, uva volpe, sigillo di Salomone, erba morella, tamaro, vincetossico)
Itinerario: Subit-Valle Moraca-Rauan-Subit
Dislivello: 100 metri
Grado di difficoltà: facile
Descrizione: il tracciato segue all'inizio l'anello 1 fino al primo bivio (vedi descrizione dell'anello 1).
Dal bivio continuiamo a destra un percorso pianeggiante ed ampio che, sotto
un manto di noccioli, ci porta verso ovest.
Giungiamo dopo pochi minuti dal primo bivio ad un secondo crocicchio. Svoltiamo a destra e saliamo un viottolo che è incassato tra due muri a secco.
Il percorso si fa passo passo più avvincente, conducendoci nella Valle Moraca, ai piedi del Monte Nagrad: tutt'attorno cumuli di pietre, muretti e vecchi recinti ci testimoniano di un passato dove questo luogo era dedicato all'allevamento del bestiame, grazie alla sua felice posizione climatica.
Le rocce presentano in questo lembo di territorioun maggior tenore di carbonato di calcio, andando incontro ad evidenti fenomeni carsici.
Sono presenti interessanti macereti che richiamano alla mente le grize carsiche.
Vi sono piccole conche imbutiformi: le doline, quasi tutte circondate da muraglioni a secco ed un tempo coltivate.
Davanti a noi possiamo osservare che, dalla parete rocciosa del Nagrad, siè staccata una gigantesca frana per crollo.
I massi enormi sono ruzzolati nel pendio, frantumandosi in una gran quantità di grossi detriti, giunti sino al centro dell'avallamento. Il luogo è davvero avvincente, suscitando nell'escursionista contrastanti sensazioni di tranquillità e di angoscia.
Lasciata a destrala frana ci imbattiamo in una dolina che ha al centro una zona umida, dove si possonoammirare piante, come equiseti o giunchi, legate ad ambienti non certo comuni in questo territorio.
Vetusti esemplari di ginepro ci attirano con le loro bacche scure, mentre ci portiamo in prossimità della vecchia cava.
Le bianche rocce calcaree, profondamente solcate del carsismo, anticipano il luogo ove affiora un ottimo strato di pietra piacentina.
I cumuli di scarti di lavorazione del pregiato materiale svelano l'esistenza di una vecchia cava, proprio sopra il paese.
La piccola cava, oggi dimessa, in passsato ha certamente fornito materiale per abitazioni e per la chiesa locale, costruita interamente con questa pietra di colore grigio chiaro.
Proseguiamo lungo il sentiero che attraversa la mezza costa un versanete soleggiato e molto arido a causa dei sub strati permeabili.
Entriamo a poco a poco nel cuore di un magnifico ostrieto, nome tecnico per indicare un bosco caldo di carpino nero.
Gli esemplari in ceppaia, dalla caratteristica corteccia scura che si sfalda con l'età, vivono assieme al frassino minore, o orniello, in questo ambiente molto luminoso e asciutto. Poco più avanti qualche grande ciliegio ci svela la rusticità di questa specie che spontaneamente colonizza simili luoghi.
Il sentiero scende dolcemente il versante sino a sbucare nella ex strada militare per Taipana, all'altezza di un doppio tornante, seguendo per breve tratto l'asfalto rientriamo nel percorso a fondo naturale che prosegue in direzione ovest per qualche minuto, sino ad incrociare il bivio con l'anello 3, all'altezza dei ruderi Coroschegnive.
Da qui, in discesa, rientriamo a Subit in una decina di minuti, (vedi descrizioneanello 3), dopo poco più di un'ora di cammino in un paesaggio inaspettato ed incantevole.
ANELLO 3 - SENTIERO DELLE PIANTE AGANE: LE PIANTE ALIMENTARI
Le piante alimentari (pungitopo, barba di capra, rosa canina, menta, acetosa, asparago, tarassaco, lampone, piantaggine, fragola, ortica, felce dolce, silene, stellina, luppolo, salvia dei prati, sambuco, sanguisorba, rovo da more, ciliegio, castagno)
Itinerario: Subit-Rauan-Monte S. Giacomo-Monte Cras-Subit
Tempo di percorrenza: 1 ora e 30 minuti
Dislivello: 150 metri
Grado di difficoltà: facile
Descrizione: Da via Canin svoltiamo verso destra dopo poche decine di metri, imboccando il sentiero che prende la direzione nord-ovest del monte S. Giacomo; il tracciato attraversa in un primo tratto giovani formazioni di noccioli, che cedono con il passo alle schiarite pianeggianti in localitàRauan. Qui sono tuttora presenti piccoli fazzoletti di prato e terreni terrazzati in via di incespugliamento; un tempo con superfici più ampie, questi lotti erano adibiti a coltivazioni varie (fagioli, patate, mais, farro, ecc.) salendo ancora nella stessa direzione, con pendenze non impegnative e sempre regolari, giungiamo dopo quindici minuti dalla partenza ai ruderi della stalla Coroschegnive, ora circondati da un filtro bosco. Molti sono i vecchi ciliegi, riconoscibili dalle caratteristiche striature orizzontali nella corteccia; alberi da frutto che oggi soccombono al massiccio ingresso dei frassini maggiorie degli aceri di monte. Proseguendo oltre l'ex stalla in pochi minuti incontriamo un bivio.Da destra si innesta l'anello 2, che sfrutta il percorso sin qui descritto come rientro a Subit. Tenendo la sinistra proseguiamo in leggera salita sino alla base del crinale orientale delmonte S. Giacomo.
Il diradarsi della flotta vegetazione ci consente in alcuni punti di ammirare verso nord un panorama delizioso sulla catena di Montemaggiore e, a destra, sul vicino monteNamlen: monti che fanno da sipario all'imponente mole del Canin, che cattura il nostro sguardo e, per un attimo, i nostri pensieri.
Il sentiero ora si fa pianeggiante, attraverso il versante meridionale del S. Giacomo e mantenendosi sotto la cima, che può essere raggiunta con poco sforzo compiendo una breve deviazione verso destra. In questo tratto di percorso tra il S. Giacomo ed il Cras attraversiamo un ambiente ricco d'arbusti, in particolari ginepri, dove abbondano affioramenti rocciosi dell'eocene, datati circa cinquanta milioni di anni. I ginepri sono gli arbusti più rustici della zona in grado di colonizzare gli aridi versanti prativi. Valicata una piccola sella il sentiero scende per breve tratto il versante occidentale del S. Giacomo, riguadagnando dopo alcuni minuti di facile cammino la cresta tra i due monti, che offre una splendida vista nord-ovest. Sotto di noi intravediamo la lunga valle di Cergneu, cui fanno la quinta le Prealpi Giulie occidentali: ecco il Cuarnan inconfondibile piramide erbosa, e dietro a lui la catena Chiampon-Cuel di Lanis ed infine i Musi.
Ancora qualche minuto di traversata pianeggiante ed il sentiero inizia a scendere verso sud, con pendenze regolari, portandosi a quota 670 metri, una decisa curva a sinistra e la via si fa di nuovo piana. Percorriamo in questo tratto un bellissimo bosco di castagni con molti esemplari monumentali. Il versante ottimamente esposto, è riparato dai venti freddie colonizzato, oltre al castagno, da carpini neri di discrete dimensioni. Nella zona sono segnalati numerosi anfratti e cavità carsiche. I fenomeni carsici sono evidenti in alcuni tratti del sentiero, con le rocce affioranti magicamente modellate dell'acqua. Superato un piccolo guado su un rigagnolo che fornisce acqua per buona parte dell'anno, risaliamo leggermente il versante meridionale del S. Giacomo, fino ad intercettare una pista forestale. Da qui, in una decina di minuti rientriamo a Subit, ma prima si aver attraversato la zona di prati e frumenti che offre ampie viste sulla pianura.
Completiamol'anello in poco più di un'ora e mezza portandoci a casa le immagini di un ambiente di pace e tranquillità.
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